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A Christmas Carol

Gocce d’Amore per i Bambini dell’Africa – Onlus è una associazione no-profit che opera nell’isola di Zanzibar promuovendo e finanziando la costruzione, il mantenimento ed il sostegno ricreativo di undici asili e dei villaggi in cui sono ubicati.

Nasce nel 2007 ad opera di Franco Vagelli con l’obiettivo di sostenere i villaggi più poveri dell’isola.

Un’analisi dei bisogni rilevava che una delle più grandi emergenze era lo stato di totale abbandono in cui versavano quei bambini che erano ancora troppo piccoli per andare a scuola – alla quale si accede a 8 anni.

Costruire asili che potessero essere un luogo protetto di aggregazione e crescita diventa allora la soluzione.

E’ con e per questa associazione che il Rotaract Club Salerno, Venerdì 28 Dicembre 2018, presso il Salone Moka, ha organizzato la Festa degli Auguri, durante la quale i gentili ospiti si sono sfidati a colpi di Burraco, Sette e Mezzo, Poker, Mercante in Fiera e Tombola, per aggiudicarsi fantastici premi: oggetti di artigianato locale zanzibarino.

Nel corso della serata soci ed amici del Club e del Distretto hanno, inoltre, avuto modo di acquistare altri degli oggetti messi a disposizione da Sol’Art, dando vita a quello che viene considerato un clamoroso successo per l’Azione Internazionale.

“Per un giusto, equilibrato e nobile ordinamento delle cose, se la malattia e la tristezza sono contagiose, non c’è niente al mondo così irresistibilmente contagioso come il riso e il buonumore!”

Questa frase, tratta da “A Christmas Carol: A Goblin Story of Some Bells that Rang an Old Year Out and a New Year In”, meglio noto come Il Canto di Natale di Charles Dickens, può ben descrivere l’allegria e la gioia che, insieme al clima natalizio, hanno accompagnato la serata.

La scelta del nome da dare all’evento appare subito evidente, e la risposta è nascosta tra le pagine del libro: “…ci sono molte cose, credo, che possono avermi fatto del bene senza che io ne abbia ricevuto profitto e Natale è una di queste, un periodo di gentilezza, di perdono, di carità, di gioia nel quale uomini e donne sembrano concordi nello schiudere liberamente i cuori serrati e nel pensare alla gente che è al di sotto di loro come se si trattasse realmente di compagni nel viaggio verso la tomba, e non di un’altra razza di creature in viaggio verso altre mete…”

Una storia fatta di neve, freddo, del fascino e del degrado della Londra del 1843, in cui povertà, miseria, analfabetismo erano caratteristiche comuni.

Protagoniste le vicende di quei “vinti” che portano con sé un bagaglio di tristezza, colmo di speranza

E’ qui la scelta del nome: un “Canto di Natale” (A Christmas Carol), per racchiudere riflessioni, magia e sentimento. Il periodo natalizio in un tempo in cui forse il Natale era davvero magico e le canzoni e i libri rappresentavano una cornice speciale da ammirare e dalla quale lasciarsi emozionare.

Il “Canto di Natale” di Dickens è una delle storie più emozionanti e famose sul Natale.

Il protagonista è l’avido Scrooge, – che in inglese significa tirchio, appunto –Ebenezer Scrooge, vecchio finanziere che non crede alla magia del Natale, non lascia spazio dentro sé per nessun gesto di carità, un cuore arido.

Anche la notte di Natale.

Un uomo che ha ricevuto pochissime attenzioni durante la sua infanzia e che non è in grado di custodire e alimentare quel poco che gli è stato dato.

Egli pone la sua attenzione sul denaro, il potere, l’avidità, cercando di colmare un vuoto che fa male.

Anche lui, però, riesce a cambiare.

Riesce a vedere con gli occhi dell’innocenza – quella che lo spirito del Natale passato gli pone dinanzi agli occhi – ritrova la magia delle piccole cose, di quei gesti che arricchiscono l’animo: donare per sentirsi ricchi dentro.

Ognuno di noi ha incontrato quei fantasmi, non solo la notte di Natale, ma tutte le volte in cui l’egoismo, l’orgoglio, la paura e il menefreghismo hanno preso il sopravvento: fantasmi che portano catene dalle quali non riusciamo a liberarci. Proprio come Scrooge, dovremmo imparare a guardarli, seguirli, ascoltarli e vedere in cosa abbiamo realmente fallito, emotivamente e umanamente.

E realizzare che la vera ricchezza da custodire è saper donare.

Al prossimo Rotar-Act!